Luglio 19, 2024

Premio Ausonia, primo fuori concorso. Ore 21 esibizione Associazione Rocca Ferdinandea 
CORIGLIANO ROSSANO  – Mostra Nazionale d’Arte del Teatro Amatoriale Italiano, domani, MARTEDÌ 7 AGOSTO sarà la volta della commedia brillante L’EREDITÀ DELLO ZIO CANONICO proposta dall’associazione teatrale ROCCA FERDINANDEA di ROCCA DI NETO (KR). 

Lo spettacolo, fuori concorso, del Premio Ausonia sarà ospitato a Palazzo San Bernardino, nel Centro Storico di ROSSANO, alle ORE 21. Ad invitare a partecipare alla prima delle due rappresentazioni fuori concorso (il prossimo appuntamento si terrà MARTEDÌ 21 AGOSTO) è il presidente del comitato provinciale FITA di Cosenza Antonio D’AMICO. Antonio FAVAZZA, Nunzia moglie di Antonio, Agatina FAVAZZA figlia di Antonio, Mario FAVAZZA cugino, Maddalena FAVAZZA cugina, Santo marito di Maddalena, Cavaliere amore, il notaio, don Michelino segretario del notaio, il vicario CHIARANZA, il cameriere, il garzone mobiliere. Saranno, questi, i diversi personaggi che si alterneranno sul palco del centro storico bizantino. LA TRAMA. – La storia narra di un’eredità lasciata da un porporato (lo zio Canonico) al nipote don Antonio Favazza il quale è coniugato con la moglie un po’ opportunista e un po’ arrivista Nunzia. I due hanno una figlia: la piccola ma sincera Agatina. L’apertura del testamento non fa gola solamente all’eccentrico ed ambizioso don Antonio, ma anche ai cugini rivali Mario, innamorato di Agatina, alla cinica Maddalena e a suo marito, il presuntuoso Santo. Le scene si svolgono in due ambienti principali: la casa di don Antonio, nella quale si progettano i prossimi sogni di gloria insieme al mite e bonario padrone di casa, il cavaliere Amore, e lo studio del notaio e del suo stupido assistente Michelino. Il momento dell’apertura del testamento rappresenta una delle scene più esilaranti della commedia, in cui si mescolano equivoci, ignoranza, maldicenze e tanta arroganza e ipocrisia. Don Antonio è erede universale, ma di soli debiti. Tra gli sberleffi e la gioia dei parenti rivali, la buona sorte darà ragione al povero don Antonio il quale riceverà il dono di un milione di lire da parte del Vicario Chiarenza, che, sbadatamente, aveva dimenticato di consegnare la missiva contenente i libretti al portatore proprio in occasione dell’apertura testamentaria.